Un momento dell'assemblea nella sede dell'Arpa
Un momento dell’assemblea nella sede dell’Arpa

Si è svolta l’11 luglio l’assemblea straordinaria dell’Arpa, alla quale per la prima volta ha partecipato il neo-presidente della Giunta regionale Luciano D’Alfonso in qualità di socio maggioritario della società pubblica di trasporto locale, controllata al 95,4% dall’Ente Regione. D’Alfonso era accompagnato dal sottosegretario alla presidenza Camillo D’Alessandro, dal direttore del settore Bilancio Carmine Cipollone, dal direttore del settore Trasporti Carla Mannetti e da Carlo Massacesi dell’Avvocatura regionale.
Il presidente dell’Arpa, avvocato Massimo Cirulli, ha esposto le gravi criticità del bilancio, che chiude con una perdita di 12,618 milioni per il solo esercizio 2013, a cui va aggiunta una perdita per l’anno precedente di oltre 5,368 milioni, per un totale di 17,986 milioni. Al termine della sua relazione l’avvocato Cirulli ha comunicato l’intenzione di dimettersi non appena approvato il bilancio di esercizio. D’Alfonso ha comunicato all’assemblea dei soci la necessità di un rinvio a breve della stessa per la verifica puntuale di alcuni punti problematici del bilancio rispetto ai quali la Regione vuole fare chiarezza informativa e documentale. <<Non accadrà mai più – ha detto il presidente – che la Regione voti il bilancio di una partecipata come Arpa senza verificare la compatibilità giuridica ed economica con gli impegni che può assumere l’Ente; si è convenuto quindi di rinviare a breve la nuova assemblea che procederà all’approvazione del bilancio a seguito di ulteriori verifiche effettuate da noi. A 24 ore dal giudizio inequivocabile della Corte dei conti rispetto al bilancio regionale si impone un nuovo modo di intendere la Pubblica amministrazione improntato a consapevolezza, scrupolo e diligenza>>.
E’ seguita una riunione tecnica di approfondimento coordinata dal sottosegretario alla presidenza Camillo D’Alessandro, che ha così commentato: <<Il caso Arpa è emblematico di quanto denunciato nella giornata di ieri dalla Corte dei conti in occasione del giudizio di parifica, laddove si è rilevato come non esista alcun controllo sulle partecipate. E’ potuto accadere così che Arpa iscrivesse negli anni nel proprio bilancio dei crediti nei confronti dell’Ente, arrivando a vantare crediti per 18 milioni nei confronti della Regione la quale, attraverso i suoi rappresentanti, in passato votava il bilancio e poi però quel credito non lo riconosceva come dovuto. Il risultato è che per coprire le perdite dovrà essere abbattuto quasi l’intero capitale sociale, allo scopo di evitare il fallimento>>.