Luciano a Rete8 0La regione Abruzzo, considerata sul finire del secolo scorso la più progredita del meridione, negli anni Duemila entra in crisi, anche per effetto della cessazione degli aiuti straordinari. Oggi presenta un’economia che versa in una situazione di oggettiva difficoltà, cresce meno del resto del Paese e ha cessato di essere la “locomotiva del Mezzogiorno”. I numeri parlano chiaro: negli ultimi cinque anni (2008-2013) il Prodotto interno lordo – che misura la capacità di creare ricchezza – è diminuito del 9,8 per cento; le esportazioni hanno perso 12 punti percentuali (mentre in Italia sono aumentate di 6) e gli occupati sono passati dai 518mila a 490mila, evidenziando una flessione di 28mila unità (-5,3 per cento); parallelamente, il numero di imprese attive è sceso da 132.511 a 129.488, con una flessione di 3.023 unità (-2,3 per cento). Tutti gli indicatori economici più significativi (il Pil, l’export e l’occupazione) dimostrano quindi che l’Abruzzo si trova in piena recessione, ma soprattutto fanno emergere dubbi sulla sostenibilità di un modello di sviluppo che non ha saputo reagire al passaggio da economia assistita a economia di mercato.

Analizzando il tessuto produttivo regionale si nota che il 95% delle aziende è costituito da micro-imprese che hanno da 1 a 9 addetti, le quali impiegano il 52% degli occupati. Esse rappresentano “lo zoccolo duro”  del sistema economico abruzzese. La micro-impresa possiede come punto di forza la flessibilità, nel senso che riesce a espandere e contrarre velocemente la sua struttura per rispondere a variazioni di domanda, ma presenta anche un pesante punto di debolezza: la partecipazione diretta e a tempo pieno dell’imprenditore alle fasi produttive, che comporta la prevalenza delle attività di routine, l’assenza di strategia e di previsione a medio-lungo termine e la scarsa propensione all’innovazione. Per ovviare a queste carenze si possono mettere in campo alcune azioni: sostenere e incentivare le micro-imprese; tagliare i tempi della burocrazia; alleggerire la pressione fiscale; facilitare l’accesso al credito; predisporre piani di sviluppo locale nei settori del turismo, dei prodotti tipici e dell’agricoltura; realizzare opere infrastrutturali di carattere interregionale riguardanti la riduzione delle distanze tra l’Abruzzo e il resto del mondo: ferrovie, aeroporti, porti e autostrade informatiche, anche per richiamare medie e grandi imprese esterne.

Accanto a queste misure, l’innovazione è il vero obiettivo da perseguire per la costruzione di un progetto di sviluppo che deve avere necessariamente dimensioni regionali. Infatti, solo se cresce l’innovazione è possibile incrementare la produttività e la competitività. Se è vero che l’innovazione costituisce la condizione per affrontare le profonde trasformazioni che si avvertono nei mercati nazionali ed internazionali, si deve valorizzare il patrimonio produttivo che si possiede, collocandosi nella fascia alta della filiera, producendo beni e servizi di elevato livello qualitativo. Il vero problema è come dare alle 123mila micro-imprese abruzzesi l’opportunità di accedere all’innovazione; a tal fine, a livello regionale bisogna destinare risorse e istituire nuove misure in quanto i poli d’innovazione e le reti d’impresa, istituiti recentemente dalla Regione, le toccano solo marginalmente.

Il progetto per riuscire a cambiare passo, destinato prioritariamente alle micro-imprese,  è la realizzazione di una rete regionale per l’innovazione che permetterà di: fornire alle imprese un servizio integrato e di semplice utilizzazione per una prima individuazione dei prodotti/servizi dei centri di offerta di loro interesse; qualificare e valorizzare i prodotti/servizi dei centri di offerta favorendo una maggiore integrazione e specializzazione; rendere competitivo e attrattivo il sistema regionale per l’innovazione attraverso una migliore articolazione e comunicazione dei prodotti/servizi all’esterno; effettuare ricerche di mercato tese all’individuazione di aree di sbocco; fornire assistenza nella definizione di progetti industriali di ristrutturazione e riconversione produttiva e di progetti di creazione di nuove iniziative; svolgere attività di monitoraggio durante la fase di attuazione dei progetti; occuparsi di innovazione e ricerca.

Favorendo la vita delle imprese l’Abruzzo tornerà a produrre e colmerà la richiesta di lavoro che giunge da strati sempre più ampi della società. Voglio rendere questa regione la più facile d’Europa: qui deve diventare semplice per ognuno poter realizzare il suo progetto di vita o di impresa, trovando nell’istituzione non un ostacolo ma un punto alleato di forza.

Luciano D’Alfonso