Da sinistra: D'Alfonso, Mancinelli, Caramanico, Mascitelli
Da sinistra: D’Alfonso, Mancinelli, Caramanico, Mascitelli

La coalizione “Insieme il nuovo Abruzzo” cala i suoi tre assi e li mette a confronto tra i drappi rossi del teatro Massimo a Pescara. Domani (domenica 9 marzo) ci sono le elezioni primarie per la scelta del candidato alla presidenza della Regione e oggi pomeriggio il centrosinistra ha sfoggiato i suoi gioielli – Luciano D’Alfonso, Franco Caramanico e Alfonso Mascitelli – per far sì che ci sia una mobilitazione di massa. Alle 16,30 la sala è piena per metà: la partita casalinga del Pescara ritarda gli arrivi e i tre duellanti se la prendono comoda, intanto arrivano volti noti quali Gianni Melilla e gli aquilani Massimo Cialente e Giovanni Lolli. Mentre il teatro si riempie fa capolino la bianca chioma di Franco Marini, seguito a ruota da Caramanico e Mascitelli. Qualcuno chiede di Legnini – impegnato a Chieti in una manifestazione quasi contemporanea – quando ecco apparire il favorito della vigilia. Vestito con un completo blu presidenziale, D’Alfonso impiega diversi minuti a fendere la folla che gli si fa incontro: Pescara non lo ha dimenticato e per ognuno c’è una battuta, un sorriso e una stretta di mano. Si scatenano i flash dei fotografi, lui saluta tutti e si intrattiene a lungo con Lolli, Melilla e Caramanico. Dagli altoparlanti Nada canta “Ma che freddo fa” anche se di calore umano oggi al Massimo se ne vede parecchio.

La giornalista Rai Roberta Mancinelli, moderatrice del dibattito, dà le ultime direttive e si comincia: D’Alfonso a sinistra, poi la conduttrice, Caramanico e Mascitelli. C’è gloria per tutti ma, quando prende la parola l’ex sindaco di Pescara, l’applauso si fa più convinto. Parla di <<inimicizia della pubblica amministrazione>>, cita esempi europei, pone il termine di due giorni come limite massimo per il rilascio di autorizzazioni, invoca una finanza regionale <<che non sia più a rubinetto ma legata alla progettualità>>. Poi guarda Cialente e scandisce: <<Per il cantiere aquilano la Regione dev’essere un alleato, come è accaduto in Umbria e nelle Marche, dove oggi c’è un’importantissima piattaforma di attrazione per gli investimenti. Smettiamo di andare a Roma col cappello in mano, alleiamoci con le regioni limitrofe per concepire nuove infrastrutture>>. L’uditorio è rapito, nessuno giocherella più col cellulare che nei lunghi minuti di attesa aveva assolto alla funzione di scacciapensieri.

Il pubblico del teatro Massimo
Il pubblico del teatro Massimo

La conduttrice tira fuori una domanda-miccia e D’Alfonso dà fuoco alle polveri: <<Qual è stato il peggior provvedimento dell’attuale giunta regionale? Aver nominato assessore quel signore di Montazzoli – il riferimento neanche troppo velato è a Luigi De Fanis – che ha prodotto solo distanza dalla cultura. Il provvedimento migliore? Prolungare la legislatura per tentare di fare in cinque mesi ciò che non si è fatto in cinque anni>>. Dal pubblico si inveisce contro Chiodi e i suoi, segno che la prosecuzione artificiale della consiliatura non è stata recepita bene. D’Alfonso annusa l’aria e affonda il colpo: <<Qualche settimana fa l’ad delle Ferrovie, Mauro Moretti, mi ha chiesto: ma perché l’Abruzzo cambia obiettivo ogni sei mesi? Questa amministrazione non ha mai centrato un obiettivo, guardate cosa è successo al porto di Pescara>> e qui l’applauso diventa boato, ma lui placa tutti e riprende parlando di green economy: <<Leghiamo i parchi montani a quelli della costa, facciamo sì che nelle città si controllino le emissioni di ciascun edificio. Sogno una pista ciclabile lunga quanto tutto il litorale regionale, con hub di deposito delle bici nei centri principali>>. Si vede che ha studiato da presidente e questo primo esame sta andando benissimo.

A fine pomeriggio viene dato spazio alla società civile e c’è tempo per alcune risposte flash sul ruolo delle università (<<spero che ci aiutino a progettare la formazione>>), sulle imprese (<<voglio comprimere la fiscalità>>), sulla salute (<<è impensabile che gli acquisti extrasanitari siano più onerosi dei costi per la sanità stessa>>), sulla progettualità pubblica (<<sui fondi Fas ci ha superato persino il Molise>>), sulle quote rosa (<<occorre modificare lo statuto regionale per garantire meglio la parità di genere>>) e sulla cultura (<<serve una legge quadro sullo spettacolo ma dobbiamo anche intercettare nuovi fondi, ad esempio dall’Europa o dalle Fondazioni bancarie, e dare una premialità agli imprenditori che investono in questo settore>>). E’ il momento dell’appello finale e il tono si fa ieratico: <<Siamo nella condizione di dare vita alla Regione più facile d’Europa: facile nei progetti di vita delle persone e delle imprese. Non mi sentirete mai dire “non mi compete” perché voglio una Regione che sia ovunque>>. Parte l’applauso, lui ringrazia e allunga alla conduttrice un depliant che invita a votarlo. Lei ringrazia e sorride, speriamo che da lunedì sorrida anche l’Abruzzo.

I tre duellanti
I tre duellanti