Articolo Messaggero 8 maggio 2014Ecco le risposte di Luciano D’Alfonso al focus sulla sanità del quotidiano Il Messaggero, pubblicato oggi, 8 maggio 2014.

Le quattro domande (rivolte ai candidati alla presidenza della Regione) erano:
1) Che tipo di modello di politica sanitaria intende scegliere per l’Abruzzo a cavallo dei ripristino dei percorsi diagnostico terapeutici del commissariamento? Reti cliniche o modelli trasversali?
2) Come intende affrontare il problema della mobilità passiva?
3) Come intende affrontare il problema delle liste d’attesa?
4) Prorità strutturali per rafforzare i livelli essenziali di assistenza.

D’ALFONSO: PAZIENTE AL CENTRO DI TUTTO

1) La nostra rivoluzione sarà questa: il cittadino al centro con i suoi bisogni (sanitari e sociali) e la domanda di salute che egli esprime. Quindi stop ai servizi organizzati sulla base dell’equilibrio economico. La nuova organizzazione strutturale si basa sulla individuazione di modelli territoriali (le Case della Salute, una ogni 60mila abitanti), all’interno della quale si possono svolgere tutte le principali funzioni diagnostiche e terapeutiche. Accanto a queste, per interventi sanitario di livello superiore, si collocano 5 o 6 ospedali regionali, di cui due universitari, ognuno dei quali, con funzioni tradizionali e vocazione specifica (ospedale della donna, ematologia, oncologia, centro regionale traumatologico). Accanto a questi, alcuni ospedali di secondo livello, necessari per le specificità territoriali esistenti. In questo contesto assumono rilievo le reti cliniche. Fondamentale, poi, è una efficiente rete di Emergenza/Urgenza in grado di raggiungere ogni punto del territorio.
2) Stabiliremo accordi con le Regioni vicine per l‘interscambio di offerta di sanità e per il controllo delle prestazioni erogate (controllo che oggi non avviene, anche se erogate da strutture private fuori regione).
3) Serve un più funzionale utilizzo delle apparecchiature diagnostiche (Tac, Rmn, mammografi) per almeno 18 ore su 24 (contro le attuali 8/10), la stragrande maggioranza degli accertamenti potranno essere svolti direttamente dalle Case della Salute. Un notevole beneficio può derivare da una diversa organizzazione del Cup regionale, che fornisca in tempo reale l’elenco di tutte le strutture regionali presso cui svolgere gli accertamenti. Occorre, tuttavia, che le strutture abbiano dei tempi soglia da rispettare.
4) Ci interessano i progetti obiettivo: oggi largamente trascurati in Regione. Quelli nazionali (screening della mammella, retto e cervice uterina, sospesi in Abruzzo dal 2011) sia quelli regionali, finanziati dallo Stato, molti dei quali rivolti alla prevenzione delle patologie. Il ruolo della prevenzione: fondamentale è la prevenzione nei luoghi di lavoro, individuando i fenomeni patogeni connessi all’attività lavorativa, così come la prevenzione in fasce di età scolastiche.