10552590_624071004379382_7072101306344870694_nINTERVENTO DI LUCIANO D’ALFONSO, PRESIDENTE REGIONE ABRUZZO, IN OCCASIONE DEL “COMIZIO D’ESTATE PER E CON MARCO PANNELLA” – TARANTA PELIGNA 19 AGOSTO 2014

http://www.radioradicale.it/scheda/419020/radicali-comizio-per-i-cittadini-abruzzesi

Il Direttore di Radio Radicale Alessio FALCONIO, cede il microfono al Presidente Luciano D’ALFONSO ricordandogli il Satyagraha in corso e la proposta di risoluzione su carceri e giustizia dei consiglieri Leandro BRACCO e Luciano MONTICELLI.

Luciano D’Alfonso: Io aderisco non solo a titolo personale, ma anche per ciò che mi impegnerò a rappresentare, sapendo che sul punto ho anche un obbligo di sobrietà perché non vorrei che mi si contestasse un conflitto di interessi…

Adesso, anche al di là di questo saluto scherzoso che però veicola per intero il mio coinvolgimento convinto, voglio riprendere la ragione per la quale è stato non solo giusto e direi “armonioso”, tenere questa iniziativa a Taranta Peligna. Certo, per tutto quello che è stato fin qui detto, ma – aggiungo – anche perché a qualche chilometro da qui è vissuto un personaggio poco noto in questa contemporaneità, che andrebbe ritrovato e riscoperto. Egli ci ha lasciato questo insegnamento: “la dignità della persona, sempre”. Parlo di Giuseppe DE THOMASIS, di Montenerodomo (CH), che è stato Procuratore Generale della Corte dei Conti… certo, del Regno, ma anche quella del Regno fa parte di una storia che ci riguarda. De Thomasis, in ragione del suo convincimento, da uomo del diritto e dei conti, da stretto collaboratore di una figura che decideva tutto e che stava a Napoli, Gioacchino Murat, disse che anche coloro i quali avevano incontrato la pena, erano portatori di dignità. Tant’è che nasce un comune, Ateleta (AQ), in ragione proprio del desiderio di restituire dignità a chi ha incontrato e conosciuto la pena.

Però io non sono venuto qui soltanto per dire questo. Io sono venuto qui in quanto Presidente di una comunità regionale che mi sta facendo dono di guidarla per il futuro; e io so che una regione che vuole camminare con capacità, con merito rispetto al futuro, deve riconoscere chi ha posto in essere comportamenti esemplari. Voi sapete che la mia è una cultura cattolico-democratica, ma questo non mi impedisce né rimpicciolisce la volontà di riconoscere che il comportamento di MARCO PANNELLA è un comportamento esemplare; e vediamo perché. Se dovessi presentarlo per una campagna elettorale, io direi che lui non è operatore di diritto (ce ne sono tanti), ma è OPERATORE DEI DIRITTI. Perché Marco Pannella ha fatto battaglie anche quando queste erano rischiose, difficili, quando queste richiedevano l’implacabilità dell’intransigenza. A volte c’è una tale esigenza di radicalità e di implacabilità anche quando la difficoltà sembra vincerci!

Che cosa dobbiamo a Marco e che cosa ti debbo anch’io, Marco, che sono venuto con qualche anno di fortuna dopo di te? Cosa dobbiamo a lui come patrimonio della cultura democratica italiana ed europea? Intanto, è stato – anzi, siete stati, perché Marco opera anche in nome e per conto di questa comunità che si riconosce attorno al suo esempio – tra i primi, meglio ancora tra i primissimi, ad avvertire come la politica nazionale si doveva giocare attraverso un’esigenza di tipo TRANSNAZIONALE. Se ci si fosse pensato prima, avremmo evitato di fare la figura dei camerieri (e io, che ho fatto il cameriere da ragazzo, non voglio togliere dignità a questa straordinaria attività lavorativa, soprattutto per i giovani…). Però, troppo spesso noi siamo minoritari negli atteggiamenti, rinunciatari, accettiamo qualsiasi cosa ci venga proposta nei rapporti CENTRO dell’Europa / PERIFERIE territoriali delle nazioni. Se fossimo stati attrezzati quanto a consapevolezza transnazionale, saremmo stati, come Paese, meno minoritari.

L’altra riconoscenza che dobbiamo esprimere nei confronti di Marco Pannella – e di quello che lui in nome e per conto vostro ha saputo e voluto rappresentare per primo, e voi per primi – è l’esigenza da lui individuata e perseguita di una RIFORMA ELETTORALE che togliesse ruolo, protagonismo e centralità alle prepotenze dei partiti. E anche per questo, avete fatto bene a pensare all’Abruzzo per tenere questo confronto molto “ping pong”, molto “ring”. Perché l’Abruzzo, su questo fronte, ha dato i natali ad un altro gigante della consapevolezza e della cultura politica. Un gigante che ha insegnato filosofia del diritto, è stato direttore della Nazione, PANFILO GENTILE, il quale ha coniato l’espressione DEMOCRATURA che è sorella di PARTITOCRAZIA. E’ la partitocrazia che fuori si sé genera la democratura e viceversa. La RIFORMA ELETTORALE, della quale tu (e gli altri con te) hai saputo cogliere la dimensione gigantesca del dramma, è un riformismo per “spingimento popolare” che ha assunto la forma del referendum ma anche delle tante battaglie condotte nelle piazze per fare in modo che la pigrizia non si prendesse tutta l’anima della democrazia e del popolo; troppe volte in Italia, sono stati proprio lo sbadiglio e la pigrizia a prendere il sopravvento. 

L’altra ragione per la quale mi sono sentito convocato a venire qui per dire “grazie”, è che voi avete insediato questo strumento di informazione che ha aiutato tutti quanti noi (non solo il consigliere regionale di opposizione Leandro Bracco e tutti coloro che sono qui). Anch’io, giovane, allora impegnato nella CARITAS di Don Giovanni, ascoltavo la mattina RADIO RADICALE che è strumento di informazione che è quasi riuscito in questa operazione per tutti tendenziale di fare in modo che i fatti – anche quando vengono presi in braccio dalle opinioni – non distruggano il diritto di chi ascolta di farsi un’opinione. E questo è un dato che rappresenta un punto di forza, un elemento di armatura della democrazia. La qualità dell’informazione, il “come” la pubblica opinione si dispone… perché ricordiamoci – voi siete maestri in questo – che la democrazia vive di regole elettorali, di giudici, di giusto processo, di opportunità economiche, formative ed educative. Insomma, il circuito sanguigno è costituito dalla qualità della pubblica opinione che solo con la democrazia può funzionare affinché la classe dirigente non si allontani costituendo una casta di mandarini; la classe dirigente deve farsi trovare per farsi misurare e giudicare.

Io sono venuto anche per dirvi che mi piace molto il modo in cui si dispone questo sforzo quotidiano che voi rappresentate. In un periodo  della sua vita LUIGI STURZO credo che abbia incrociato l’esperienza intransigente radicale, almeno per i temi che sollevò. Luigi Sturzo aveva un giornale che si chiamava La croce di Costantino, a Caltagirone. Erano proprio gli anni della rottura politica… Ebbene, il sottotitolo del giornale era “esce come e quando può”. Straordinario. Ecco, io vedo Pannella come la Croce di Costantino che esce come e quando può e svolge una grande funzione anche quando la malattia si vorrebbe impossessare di lui. In questo, Marco mi ha fatto pensare all’ultima stagione di vita di Giovanni Paolo II quanto, anche davanti alla malattia, non ha mollato, non mollava, anzi, anche lì c’era il veicolo di un insegnamento.

Ma io devo spiegare fino in fondo perché sono qui. Io penso che una regione, quando è istituzione, quando è società, economia, comunità, deve imparare a dire dei GRAZIE. I “grazie” si possono dire con un sorriso, una stretta di mano, ma anche con dei riconoscimenti formali. Leandro Bracco, Luciano Monticelli, il Sindaco, l’avvocato Troilo, voi in questa piazza, tutti quanti noi, ti vogliamo dire “grazie”. Io ho la possibilità di formalizzare il “grazie”, di sacralizzarlo (dire “sacralizzare” a te è complicato, ma te lo dico). Come?

Dandoti, per esempio, il riconoscimento di BENEMERITO  di questa regione che, precisiamolo, ha dato i natali a tanti che però si sono fatti carico di rompere e tagliare il cordone ombelicale. Tu, invece, hai sempre rivendicato questo cordone, anche quando l’Abruzzo è stato inondato da pagine di difficoltà o di difficoltoso presente. Io mi ricordo nel 1992: tu sei stato l’unico a non perdere la voce. Tutti avevano perso la voce nel ’92 e parlo del ’92 abruzzese quando tu andasti a dibattere anche con quel gigante che è stato ed è ENRICO DI NICOLA(mi pare a Miglianico con Marcello Russo) proprio sulle questioni del 92 abruzzese (1). A fronte di tanti con i galloni che avevano ruoli di rappresentanza parlamentare, tu eri l’unico abruzzese che non aveva smarrito la voce.

Allora, il “grazie” che ti voglio dire come Presidente della Regione (e qui mi ci sento fino in fondo, anche se a volte mi sembra troppo grande questa responsabilità) è un “grazie” che ti vuole dire anche il Rettore dell’Università di Teramo, Luciano D’Amico, il quale – accompagnato da me e dal Ministro Stefania Giannini – ha chiesto di poterti conferire la LAUREA in ragione dell’ONORE derivanti dalle battaglie civili che tu hai portato avanti. Tu sei un patrimonio della vita nazionale. Mi auguro che un confronto di questo tipo lo si possa fare anche all’Aquila, che è città capoluogo di questa Regione, in maniera tale da impossessarci e cristallizzare questo fatto che c’è di una grande coincidenza tra te e le tue battaglie e la sensibilità e il sentimento della nostra comunità. Marco, una grande stretta di mano.

ENRICO DI NICOLA (Già Procuratore Capo della Repubblica presso il Tribunale di Pescara)

http://www.radioradicale.it/scheda/57762/57828-tangentopoli-analisi-e-prospettive-org-nellambito-della-xvi-festa-dellamicizia (Dall’archivio di Radio Radicale, il dibattito a cui si riferisce D’Alfonso)