10250685_573185302778711_758041845_nPubblichiamo il testo di un intervento sul quotidiano il Messaggero, pubblicato il 9 aprile 2014 a pagina 34, nella quale Luciano D’Alfonso svolge una riflessione sui temi della coalizione, della rappresentanza delle ragioni dell’Abruzzo, del ruolo dei partiti.

 

“La presente legislatura, superstite alla sua stessa scadenza, è nata nel segno di un’anomalia che non poteva che condizionarne negativamente l’operato: è stata votata dalla metà degli aventi diritto, e questo enorme deficit di rappresentanza si è riflesso in un’angustia dell’attività legislativa e di quella amministrativa.

Il consenso elettorale, infatti, ha una valenza che va molto oltre il sanzionare chi vince o perde le elezioni; esprime anche la relazione che un candidato e una coalizione hanno con le comunità e in territori, costituendo un indice della capacità di rappresentare interessi legittimi, visioni, questioni che riguardano il presente e il futuro.

Personalmente sono impegnato a fare in modo che alla prossima legislatura non tocchi il destino asfittico dell’attuale, soffocata in fasce dalla sua poca rilevanza popolare.

Sto portando il mio contributo alla costruzione di una coalizione che, accanto all’apporto decisivo dei partiti tradizionali, veda il supplemento di presenza e di azione di movimenti civici e di personalità che sono in grado di veicolare la rappresentanza delle pluralità che pure costituiscono la grande comunità regionale.

Sono convinto che, grazie a questo sforzo di apertura a ragioni aggiuntive rispetto a quelle tradizionali di coalizione, ci riuscirà di favorire un dibattito elettorale più ricco e aderente alla realtà abruzzese, e di determinare una più ampia partecipazione al voto.

Naturalmente parlo di un quadro che amplia e non svilisce il ruolo dei partiti cui spetterà il compito di vigilare sull’attuazione del programma, di elaborare la sua integrazione, di selezionare la classe dirigente. Una responsabilità tanto più rilevante, quanto più significativa sarà la rilevanza della politica nella costruzione del nuovo regionalismo che abbiamo in mente, che passerà anche per una riforma statutaria nel senso dell’ampliamento della partecipazione popolare alla vita della Regione, anche attraverso istituzioni come il recall di eletti e di decisioni non conformi alle attese e alle esigenze della comunità regionale.

Una prospettiva di questo genere richiede una rappresentanza di partenza che dia gambe non gracili a un riformismo regionale che vogliamo possa marciare spedito e produttivo per tutti i 1.800 giorni del mandato”.

 

Luciano D’Alfonso