Luciano all'Aquila (24 febbraio 2014) 1Luciano D’Alfonso ha aperto la campagna elettorale delle regionali 2014 dall’Aquila, lunedì 24 febbraio, con un incontro tenuto nell’auditorium Sericchi, al complesso Strinella 88 in viale Pescara.

L’Aquila va aiutata a essere sempre di più e sempre meglio la città capoluogo di regione, sapendo”, ha detto ancora D’Alfonso, in tenuta casual in blue jeans e  maglione blu su una camicia azzurra,  “che può diventare il sedime del più grande cantiere d’Europa. Non solo per le imprese della ricostruzione ma anche per scuole e università che dovranno fare affidamento sull’Aquila pure per esperienze di introduzione al mondo del lavoro delle nostre giovani generazioni. Inoltre, deve essere aiutata a riprendere in mano il dossier della candidatura quale città capitale della Cultura. Il capoluogo, poi, è il punto di riferimento dell’alleanza, da cooperazione rafforzata, con Lazio e Umbria per quanto concerne l’Appennino italico. Noi costruiremo due sistemi di alleanze: uno sulla costa con Molise e Marche e uno sull’interno, sulla dorsale appenninica e L’Aquila sarà una città giacimento, una città snodo”.

Il candidato presidente alla guida della Regione Abruzzo è arrivato all’Aquila accompagnato dal già famoso camion su cui campeggiano i suoi slogan: Regione Ovunque e Luciano presidente.

Il camion, un due assi di cui il terzo è rappresentato dalla “forza delle idee”, è già stato ribattezzato, simpaticamente, il Luc(i)amion. Macinerà chilometri ma per evitare ogni forma di impatto inquinante, al termine della campagna saranno ripiantati tanti alberi quanti necessari dal consumo di CO2 del mezzo pesante.

Appena arrivato all’Aquila D’Alfonso, con la sua voce imponente, ha chiesto subito di Giovanni Lolli, quasi a marcare immediatamente il coinvolgimento dell’esponente storico del Pd aquilano. E non ha mancato di distribuire, come sta facendo ormai da giorni, i depliant con la sua lettera agli abruzzesi. “Scusatemi”, ha sottolineato scherzando, “questo è interesse privato”.

Di fronte a D’Alfonso, all’Aquila,  c’era tutta la nomenklatura del Partito democratico. Mancava solo la senatrice Stefania Pezzopane (impegnata nello stesso pomeriggio per la fiducia al Senato al governo Renzi). Il sindaco del capoluogo, Massimo Cialente, è arrivato in lieve ritardo.

Luciano all'Aquila (24 febbraio 2014) 2Folta anche la rappresentanza di tutte le categorie: con i vertici dei costruttori (Frattale e Ronconi), di Confindustria (Cantalini), del Gran Sasso Institute (Eugenio Coccia), dell’università (i docenti Marinelli e Politi), e di imprenditori fuori dagli schemi (Kihlgren).

Davanti a una platea foltissima (impossibile trovare un posto a sedere tra le 200 poltroncine dell’auditorium Sericchi), Luciano D’Alfonso ha annunciato i pilastri del suo programma: «Qui c’è stato il rimpicciolimento dell’ente Regione rispetto ai doveri che aveva nei confronti del dolore»; «Serve una stagione nuova del patto con questa zona, martoriata dalla catastrofe, i Comuni non saranno più soli»; «Si può ancora attivare il più grande cantiere d’Europa»; «Può nascere un campo magnetico per fare dell’Aquila la città delle ricerca avanzata». Il manifesto che ha illustrato è quello di un nuovo «regionalismo», della fine sia dell’epoca delle «scelte mai fatte e delle opere mai realizzate», che del «minimalismo durato lunghissimi quinquenni», che, ancora, del «dualismo costa-aree interne che ha impedito qualsiasi passo in avanti». Infine, ma non certo per ultimo, ha piazzato una dichiarazione di grande impatto: «Una legge per L’Aquila può farla solo uno che ha fatto il sindaco di Pescara».