1510424_264513137062620_576690908_nIn Abruzzo 25.000 disoccupati sono diventati con la crisi 64.000, dei quali 40.000 sono giovani con meno di 30 anni: una cifra che parla dell’emergenza occupazionale del nostro territorio, che parla del lavoro che non c’è o che si perde, una “cifra allucinante” come la definirebbe il presidente del Consiglio Renzi, intento sul fronte nazionale a mettere a punto il Jobs Act.

Luciano D’Alfonso, intervenuto a Città Sant’Angelo il 28 marzo al convegno “Vogliamo un paese per i giovani. Politiche efficaci per la formazione e il lavoro”, parte dall’amara considerazione che «l’esperienza regionalista dal punto di vista delle politiche di espressione di una cittadinanza attiva è stata fatta di iniziative concluse grossomodo con un avvicinamento al niente».

Evocando l’esperienza di regioni come l’Emilia Romagna, la Toscana e il Piemonte fatta di appositi strumenti normativi di raccordo tra mondo della formazione e settore professionale, D’Alfonso sottolinea l’urgenza di «ragionare in termini di progetto per riempire il vuoto tra la formazione teorica e la formazione del fare conseguita nelle imprese con progetti di avvicinamento su base amministrativa».

«In Abruzzo ci sono 72.000 studenti universitari e 128.000 ragazzi dalle scuole elementari alle superiori – continua il candidato – che si preparano ad essere cittadini del futuro, che dobbiamo accompagnare nel mondo professionale attraverso un meccanismo per cui tutti abbiano un’opportunità concreta di verificare quello che hanno imparato in sede teorica in un luogo specializzato, il luogo delle imprese, il luogo vero del lavoro».

Per realizzare il raccordo tra Scuola, Università e Imprese, il programma della coalizione “Insieme il nuovo Abruzzo” contempla interventi di avviamento all’impiego attraverso il tirocinio, esperienza che, oltre ad arricchire il curriculum dei ragazzi, rappresenta una possibilità per le aziende di “saggiare” nuovi talenti.

«Spiegheremo alle imprese – prospetta D’Alfonso – che il tirocinio è un’opportunità anche per loro, un modo per selezionare forza lavoro non attraverso un colloquio conoscitivo di 13 minuti, ma disponendo di un tempo in cui il lavoratore viene conosciuto, osservato, valutato e stimato».

È questo l’obiettivo del candidato del centrosinistra: riportare contemporaneamente imprese e lavoratori al centro degli interventi di politica attiva per il lavoro che presuppongono un’idea diversa della funzione amministrativa nel momento della gestione di risorse finanziare e procedurali dei programmi europei di sostegno all’occupazione, come il progetto “Garanzia Giovani”.

«Noi dobbiamo fare in modo che “Garanzia giovani” diventi un’esperienza vissuta anche nel nostro territorio, ma c’è bisogno della risorsa progetto, del concepimento progettuale affinché queste opportunità vengano effettivamente guadagnate, declinate e godute, perché – ammonisce D’Alfonso – l’Europa non è un luogo dove c’è un pompaggio continuo di denaro, ma deve essere un giacimento delle pratiche migliori che nascono dall’incontro delle tradizioni culturali, amministrative, decisionali, esperienziali dei vari Paesi».

Viene così delineata la messa in campo di un sistema virtuoso sulla base di un progetto condiviso tra potere pubblico, mondo della formazione e mondo del lavoro capace di programmare, «con un meccanismo di rotazione, 50.000 stage e tirocini con il coinvolgimento attivo delle imprese, possibile – rassicura il candidato – perché credo molto alla forza della premialità normativa»

Le imprese, infatti, nella visione programmatica di D’Alfonso, saranno incentivate ad avviare percorsi di tirocinio e ad aprire le porte a nuova forza lavoro attraverso la previsione normativa di una premialità per la volontà di investire sulle risorse giovanili, un riconoscimento sulla base della regola per cui «nessuna impresa può partecipare al bando di riparto delle risorse tradizionali finanziarie di cui si fa carico la Regione, a meno che non abbia ospitato esperienze di accoglienza di giovani in cammino formativo».

Un bollino blu che punta alla formazione e alla valorizzazione delle risorse umane «perché – constata D’Alfonso – l’impresa vince quote di mercato se ha il prodotto che funziona ma anche un’organizzazione di valore».

Un’opportunità, un’ambizione, sulla quale D’Alfonso è pronto a scommettere, rivedendo i rapporti tra imprese e Pubblica Amministrazione in modo da «rendere la Regione Abruzzo destinataria e soggetto di una rivoluzione progettuale, sapendo che anche le norme nazionali non sono così lontane e che possiamo dotarci di norme su misura delle nostre esigenze».

Rinnovando il proprio impegno, in conclusione di dibattito, contro la vera immoralità ravvisata «in un potere che non combina nulla di fronte alle emergenze della società», D’Alfonso è sempre più motivato a rendere l’Abruzzo, nei 1.800 giorni della prossima legislatura, «la regione delle opportunità».