Luciano Massimo Pescara 0
Luciano D’Alfonso risponde alle sollecitazioni dei quattro esponenti della società civile durante la manifestazione di chiusura per le Primarie, sabato 8 marzo al teatro Massimo di Pescara

Quattro alti rappresentanti della società civile, quattro risposte, quattro idee per l’Abruzzo che verrà, la Regione facile, veloce e ovunque che stiamo disegnando e che partirà dal 27 maggio.

 

Durante la manifestazione di chiusura delle primarie, tenutasi sabato 8 marzo al teatro Massimo di Pescara, Gaetano Bonetta, direttore del Dipartimento di Scienze filosofiche, pedagogiche ed economico-quantitative dell’università Gabriele D’Annunzio, Pier Giorgio Landini, direttore del dipartimento di Economia dell’università D’Annunzio, Graziano Di Costanzo, segretario provinciale di Pescara della Cna (Confederazione generale dell’artigianato) e Annamaria Talone, regista teatrale e direttrice per l’Italia del festival internazionale MagFest, hanno posto i loro quesiti al candidato presidente per il centro sinistra.

 

«Le università, coordinate tra loro, devono essere agenzie di sviluppo», risponde Luciano D’Alfonso al professor Bonetta che gli chiede quali energie e quali investimenti, quale intelligenza progettuale si vuole riservare al recupero di un giacimento culturale che è esteso e profondo, e cosa si vuole destinare per recuperare quei patrimoni artistici che potrebbero diventare una fonte di ricchezza se utilizzati e sfruttati in un panorama più vasto.

 

«Abbiamo bisogno di innovazione, di formazione e di educazione. Penso a un grande piano di opportunità di stage e tirocini per le giovani generazioni prevedendo premialità per le imprese che li ospitano. Bisogna, inoltre, valorizzare e dare opportunità a tutti coloro i quali hanno completato il percorso dei dottorati di ricerca».

 

Secche e incisive le domande di Graziano Di Costanzo: «Abbiamo parlato molto di ambiente ma l’Abruzzo è una delle prime regioni  europee per Prodotto interno lordo derivante dall’industria. E’ una grande regione di impresa, e lì c’è una parte importante della nostra ricchezza e del nostro futuro. Bisogna coniugare in modo intelligente questi due mondi e l’Abruzzo è una regione che negli ultimi dieci anni è cresciuta meno dell’Italia e in un’Italia che non va bene l’Abruzzo è andato peggio. Infine, abbiamo bisogno di una regione che costi di meno e funzioni molto meglio. Fatte queste premesse le due domande sono queste. Noi abbiamo due addizionali, Irap e Irpef per i debiti della sanità che pesano per 140 milioni di euro l’anno, abbiamo un mercato interno in grande difficoltà e questa sottrazione di risorse crea problemi a famiglie e a imprese.

 

Vi impegnate entro il 2014 a eliminare queste due addizionali che hanno questo peso così alto? Secondo, di tutti i fondi che arrivano in Abruzzo, Fas, fondi europei, passati e futuri, impiegano anni per tradursi in opere concrete.  Noi abbiamo proposto alla giunta Chiodi, che non l’ha attuato però, una cosa semplicissima: siccome i fondi pubblici vengono dati per bandi, e all’impresa vengono dati dei tempi per rispondere: 30 o 60 giorni.

 

Vi chiediamo di impegnarvi immediatamente a fare in modo che la pubblica amministrazione abbia lo stesso tempo di risposte che si chiede all’impresa. Quindi entro 60 giorni la Regione deve rispondere, fare la graduatoria e mettere quelle risorse a disposizione.

 

Talone e Di Costanzo Massimo Pescara 1
Da sinistra Graziano Di Costanzo e Annamaria Talone alla manifestazione di chiusura per le Primarie, sabato 8 marzo al teatro Massimo di Pescara

«Io mi voglio impegnare a comprimere e ad azzerare la fiscalità», sottolinea Luciano D’Alfonso, «però, voglio conoscere la consistenza del deficit e del debito della Regione.

 

Il 27 maggio prendiamo contatti con i quattro presidenti degli Ordini dei commercialisti, ci faranno loro la certificazione della consistenza del deficit e del debito, non solo del vituperato mondo della sanità, ma anche dei trasporti, delle società terze. Poi lo sottoporremo a verifica e validazione della ragioneria generale dello Stato. Fatto questo, non solo perché fa bene alla economia ma anche perché fa bene alla democrazia, non esagereremo nel mettere le mani nelle tasche della cittadinanza, soprattutto perché non vogliamo indebolire ulteriormente chi produce.

 

La velocizzazione dei finanziamenti è uno dei miei punti fissi. Diamoci un tempo che è necessario per un minimo di concerto e poi deve intervenire sua maestà il procedimento che è la ragione per la quale io mi candido, io voglio procedimentalizzare gli interessi contrastanti e pervenire poi al nodo che è la fattualità finale».

 

Vorrei concentrare l’attenzione su due aspetti, ha iniziato il suo intervento Pier Giorgio Landini.

 

La legge per il governo del territorio: c’è un disegno di legge che giace in consiglio regionale da dieci anni, dal 2004. Da una legge per il governo del territorio scaturisce poi la strategia di governo. E qui pongo due temi: il riequilibrio e la propulsione. Due autorevoli colleghi, recentemente, Roberto Mascarucci con la visione delle aree forti e Piero Properzi con la visione del quadrilatero urbano interno, hanno fatto proposte per lo sviluppo del territorio. Vorrei capire se potremo ritornare a dare a questa regione una programmazione pianificazione che tenga conto di quell’ordine di cui il territorio ha bisogno.

Landini e Bonetta Massimo Pescara 2
Da sinistra Pier Giorgio Landini e Gaetano Bonetta alla manifestazione di chiusura per le Primarie, sabato 8 marzo al teatro Massimo di Pescara

 

Luciano D’Alfonso ha risposto ponendo subito l’accento su una iniziativa a cui si oppone: «Pescara ha bisogno di gonfiarsi fino a diventare una città di 400 mila abitanti? Secondo me, no! Io voglio una città grande per i trasporti di cui dispone, per i flussi che riesce a intercettare, per la capacità di funzionamento di porto, aeroporto, ferrovia, piste ciclabili, per la qualità dei suoi siti capaci di attrarre persone, investimenti e idee. E’ possibile farla questa città? Certo, con la forza di un progetto. Ci sono città di questo tipo, in Europa. Per esempio Barcellona, non è diventata più di quello che era per la popolazione ma perché è stata capace di attrarre a sé con la trasportistica, con le reti, molto di più di quello che apparteneva al sito anagrafico del Comune.

 

Io concepisco, rispetto all’entroterra dell’Abruzzo, un’alleanza con Umbria e Lazio che faccia in modo che anche di lì passi un ristabilimento di potenza. Va benissimo un potenziamento di dotazioni infrastrutturali a servizio anche della città dell’Aquila, della piana del Cavaliere.

 

Infine, ma solo per ordine alfabetico, Annamaria Talone, direttrice artistica del festival Magdalena project. In Abruzzo esiste una normativa di settore ormai vecchia, abbiamo leggi nominali, la 5 e la 15, che vanno a regolamentare le istituzioni finanziate anche dal ministero, ma questa legge non prevede criteri di accesso, non prevede la possibilità, mutando la realtà del territorio, e quindi crescendo nuove realtà, non prevede che queste realtà, pur avendo i requisiti, possono accedere ai finanziamenti.

 

L’altra legge è la legge 43, discrezionale, per cui non esistono dei criteri per poter fare domanda.

 

Faccio tre proposte: una legge unica e organica per lo spettacolo, come accade in altre regioni, che contempla sia le esigenze delle realtà storiche (legge 5 e 15) che di quelle indipendenti, che consenta anche di evitare sprechi.

 

Secondo: liberare gli spazi, non credo che abbiamo bisogno in Abruzzo di costruire nuovi teatri da 1.500 posti se non riusciamo a garantire un minimo di finanziamento per le attività teatrali che sono di produzione, promozione e formazione.

 

L’ultimo punto: ridare senso alle istituzioni esistenti. Non siamo contro le grandi istituzioni ma queste, che finora hanno avuto dei finanziamenti importanti, devono fare quello per cui sono chiamati e devono avere un monitoraggio, come accade in altri posti in Europa.

 

«Dobbiamo fare una legge quadro sullo spettacolo, ma dobbiamo anche intercettare nuove risorse», è la risposta del candidato presidente, «Le risorse arrivano o dal bilancio della Regione, e sono limitate; o dalla capacità di competere con l’Europa, con progetti di qualità, “spintonati” dall’ente Regione; ma io mi aspetto molto anche da un accordo intelligente e competitivo con le fondazioni bancarie. Penso a un accordo chiaro, un accordo quadro in cui si stabilisce cosa si fa e tutti convergono rispetto a questo.

 

Poi mi aspetto molto anche da parte dei privati», ha continuato Luciano D’Alfonso, «Come? Possiamo organizzare una premialità nei confronti degli imprenditori che ristrutturano, ricostruiscono, investono, facendo in modo che le imprese che accolgono presso di sé progetti di valenza culturale, teatrale, destinata alla bellezza della vita collettiva sono imprese che poi hanno dei bollini blu per partecipare alle provvidenze e alle facilitazioni regionaliste. Io voglio creare una comunità che si ritrovi tutta quando c’è da esaltare e contribuire la grande dimensione della cultura, che è una dimensione della libertà».