10559863_610755282377621_6082421506128576246_nC’è un Abruzzo che resta indietro perché “ha su di sé ancora il peso di una macchina burocratica novecentesca” e c’è un Abruzzo che “non ha coscienza di essere l’architrave della Macroregione Adriatica”. Per questo c’è “l’obbligo di cambiare le cose”. Tra il presidente della Giunta regionale, Luciano D’Alfonso, e il sociologo, Aldo Bonomi, il confronto è continuo e serrato alla ricerca – come ha spiegato lo stesso Presidente – di quella “capacità di interpretare ciò che serve alla comunità regionale fatta di persone, imprese e territorio”.

Ieri, appuntamento alle ore 20 nella sala del Club nautico di Pescara, sullo sfondo un “essenziale” buffet e al centro il convivio tra Presidente, Bonomi, direttori regionali, gli assessori Giovanni Lolli, Marinella Sclocco, Mario Mazzocca e i consiglieri regionali Camillo D’Alessandro e Maurizio Di Nicola. Hanno dibattuto fino a tarda notte (“voglio costruire una regione che alle 20 di sera chiami a casa e risponde, una funzione di prossimità mai vista” ha anticipato il Presidente), di crisi di sistema e di quali possono essere le possibili soluzioni. Non si è fatto mistero della difficoltà di reciprocità tra classe burocratica e classe politica (“la prima protetta, la seconda destinata a perdere le elezioni perché non dà risposte” ha detto Bonomi), ma sempre secondo il sociologo burocrati e politici devono avere “la capacità di mettersi in mezzo”, ciascuno per il suo ruolo, “la politica deve avere una visione, la burocrazia deve capire la sua funzione e avere il coraggio del cambiamento”.

Per il sociologo “è in atto un cambiamento di paradigma” rispetto ai rapporti di forza del Novecento, costituito sul presupposto capitale/lavoro con lo Stato di mezzo che mediava. Ora tutto è cambiato: i “flussi impattano i luoghi e li cambiano antropologicamente, culturalmente ed economicamente e riaprono come dimensione centrale quella del territorio”.  Per Bonomi il “cambiamento va incorporato e la politica deve mettersi in mezzo e capire luoghi e soggetti,  il loro spaesamento, le loro difficoltò sociali, capire i flussi (finanziari, transazionali, internet company) , avere una capacità progettuale di mettersi in mezzo tra flussi e luoghi”.

Questo ragionamento, per Bonomi, apre la strada alla “coscienza del luogo e dell’identità di un territorio. Se dovessi dire come mi muoverei se avessi come dimensione l’Abruzzo, ridefinirei lo spazio di posizione e lo spazio di rappresentazione”. Ancora Bonomi: “L’Abruzzo è un architrave della Macro regione Adriatica ma non ne ha coscienza, è un pezzo di quel modello di sviluppo adriatico che è venuto avanti, quindi spazio di posizione a cui deve corrispondere una nuova interpretazione”.

Per interpretare questi fenomeni il presidente D’Alfonso “scuote” la macchina burocratica regionale: “Il potere pubblico è una funzione della società. A me piacerebbe che ad opera della struttura si lanciasse un sasso gettato in avanti, capace di stabilire anche le priorità. Bisogna dotarsi di procedure di accelerazione nel dire sì alle imprese, essere più bravi dei turchi e della Baviera. Vi chiedo di riappropriarci dell’autonomia, dell’altezza della proposta. Voglio essere il lievito che aggrega il Molise e le Marche”. (REGFLASH)