Leggi l’articolo di Repubblica pubblicato sul numero in edicola il 21 maggio 2014 (pagina 13)

20140521_101632La sfida d’Abruzzo

D’Alfonso fa salire

sul camion del Pd

anche gli ex nemici

 

Il candidato dem: uscito indenne da 9 processi

Chiodi dopo il sexgate tenta il bis da indagato

 

di Alessandra Longo

 

PESCARA _ Aiuto! C’è un paese che sta per essere sommerso dalle acque di un fiume intasato da una frana che viene giù dal monte. LE autorità locali non sanno che fare, ci vuole qualcuno che decida subito. Chi è? Ma chi volete che sia: è “Luciamion”.  Eccolo che arriva con il suo tir, Batman de noantri, aggredisce la frana e libera il fiume, “Grazie Luciamion!”. Per raccontare l’Abruzzo al voto si può partire anche da un fumetto. Se l’è inventato il trust di cervelli responsabile della comunicazione di Luciano D’Alfonso. E’ lui “Luciamion”, il candidato sul camion che interviene dove c’è bisogno di decidere.

D’Alfonso, 49 anni, è l’uomo scelto dal Pd per contrastare l’attuale governatore Gianni Chiodi, 53 anni, nato politicamente con il potente ras della Dc teramana Antonio Tancredi, e poi diventato un devoto di Berlusconi. Ci sono anche altri due candidati, l’avvocata grillina Sara Marcozzi, 36 anni, della Chieti radical-chic, e il compagno Maurizio Acerbo, 49 anni, appoggiato da Rifondazione e parte dell’area Tsipras.

I due sfidanti big sono nomi stranoti al territorio (e anche alle cronache giudiziari). Diciamo che l’Abruzzo non cambia verso, per dirla con Renzi, ma si affida a timonieri navigati. Forse il Pd un pensierino in direzione del rinnovamento l’aveva fatto ma “Luciamion” è uno che asfalta tutti, da sempre. Mai persa un’elezione, da presidente della Provincia di Pescara, da sindaco (due volte) della città di D’Annunzio, e in ultimo alle primarie Pd dove ha preso 32 mila voti. Troppo votato per dirgli di no e rischiare che facesse una lista sua. Arrestato nel 2008 per presunte tangenti e assolto in primo grado, un altro processo ancora in piedi, D’Alfonso ritiene di aver pagato quel che c’era da pagare: “Sono stato sottoposto a 9 procedimenti penali e uscito con altrettante assoluzioni. I cittadini hanno visto e giudicato. Mai detta una parola contro i magistrati”.

Adesso dunque basta. La sua è una ambizione coltivata da 15 anni e, a sentire i suoi collaboratori, sempre ostacolata dalla rete opaca e trasversale degli invidiosi di turno, anche dentro il Pd. D’Alfonso è uno che sa far politica, sa tessere rapporti con il sistema di potere. E non disdegna la transumanza: nelle sue liste c’è anche personale politico in uscita dal centrodestra.

Già, il centrodestra, mica se la passa tanto bene. Chiodi è indagato, con un pezzo di giunta e consiglieri regionali, per una faccenda di rimborsi. “Si chiarirà tutto – dice – Mi contestano qualche centinaio di euro. Ma io, da commissario post terremoto e per la sanità, ho gestito da solo 15 miliardi!”. Ci sarebbe anche un sexgate che lo riguarda, una notte in albergo a Roma (in compagnia di una signora valorizzata professionalmente dall’amministrazione), pagata con soldi pubblici. Ma Chiodi scaccia con fastidio la faccenda: “Solo una donna…”. Preferisce elencare le gesta della Regione sotto la sua leadership: “Debito ridotto da 4 miliardi del 2008 a 3; tasse abbassate; sanità in equilibrio; giù i costi della politica…”.

Ma Chiodi sa di rischiare la poltrona. E’ appoggiato da un centrodestra meno litigioso che altrove (Ncd compreso) ma contro “Luciamion” è davvero dura: “Io e lui siamo geneticamente diversi e sono felice sia cosi”, butta là, quasi per consolarsi. La statistica non depone a suo favore: nessun governatore in Abruzzo è stato mai riconfermato.

Gli abruzzesi: popolo inquieto, piegato dalla crisi, insofferente dei troppi scandali, tra cui il più recente è quello dell’acqua avvelenata in Val Pescara. 700 mila persone hanno bevuto per anni acqua contaminata nonostante le denunce contro Montecatini-Edison degli ambientalisti. “Il partito dell’acqua” è l’ossessione di Acerbo che non fa differenza tra Pd e Pdl. Un nome per tutti: Giorgio D’Ambrosio, ex presidente dell’Ato, indagato per la mega discarica Edison. Respinto dal Pd, ha trovato un’altra sponda. E’ nelle liste del Cd di Tabacci, che appoggia D’Alfonso.

Una grana ma “Luciamion” va dritto alla meta, macina chilometri con il suo bisonte (uno vero, non quello del fumetto) e parla già da governatore: “Il 26 maggio ecco i miei primi tre provvedimenti: controllo dei debiti delle società partecipate; procedure straordinarie per attirare imprese; case popolari alle famiglie in cambio del risanamento del patrimonio abitativo”. Marcozzi, dei 5stelle, non viene mai nominata. Però tutti sanno che c’è un vento forte che la spinge. E ieri è arrivato Grillo a sostenerla.