Luciano D'Alfonso e Stefania Pezzopane ieri pomeriggio a Pescara
Luciano D’Alfonso e Stefania Pezzopane ieri pomeriggio a Pescara

Compattezza: è la sensazione che emerge, senza se e senza ma, dopo aver ascoltato quanto Luciano D’Alfonso e Stefania Pezzopane hanno detto ieri pomeriggio all’auditorium Petruzzi di Pescara. Il candidato presidente alla Regione e la senatrice hanno mostrato una chiara unità d’intenti che non lascia spazio a distinguo o insinuazioni.

Dopo aver ricordato che <<l’Abruzzo ha una classe dirigente scadente, spaesata, indecisa su tutto, incapace di prendere decisioni, che non si è resa conto del cambiamento in atto>>, la Pezzopane ha affermato: <<Oggi è un piacere sedere accanto a Luciano D’Alfonso perché lo porteremo a fare il presidente della Regione. Lo ammiravo molto quando era presidente della Provincia per il suo piglio decisionale, e sono sicura che saprà portare questo suo modus operandi anche all’Emiciclo. Ha una grande energia e possiede una competenza che pochi hanno in Abruzzo>>. Poi una frase che mette a tacere le voci circolate sulla stampa nei giorni scorsi: <<Ben vengano anche persone da altri partiti, ma non è questo l’elemento più importante: è fondamentale invece creare una grande coalizione che si stringa attorno a una persona competente, che è stata in panchina per troppo tempo>>.

Luciano D’Alfonso è entrato subito nel merito delle questioni: <<Finora ho percorso l’Abruzzo per 13mila chilometri e ho dovuto constatare che in giro c’è l’idea di una Regione inutile. Dobbiamo tornare a produrre convenienza collettiva: non è possibile che chi ha potere dica “non mi compete” e scarichi su altri le responsabilità. Ad esempio, sul terremoto si è visto il vuoto, un ruolo manchevole dell’ente; non posso dimenticare che l’Abruzzo siede alla Conferenza Stato-Regioni e che tante volte è stato assente. Perchè è successo questo? Perchè non ci si è pensato, non c’erano idee, non c’era consapevolezza che si potesse avere tutto ciò di cui avevamo bisogno. Il rischio è che si rifacciano le case ma non si ristabilisca la vita; dal 26 maggio faremo norme sartoriali per la vita delle imprese del cratere. In Umbria e Marche hanno fatto così, bisogna coinvolgere tutti a pieno titolo, e L’Aquila avrà un ruolo rilevante nella Regione del futuro>>. Poi il focus punta sull’economia: <<Dovremo dire e fare cose chiare per tornare a far girare la ruota dell’economia. Abbiamo perso 3 miliardi di euro di Pil, non è colpa degli dèi ma di chi non ha creato le condizioni per far sì che le imprese investissero qui. C’è una caduta verticale dell’ambizione: da parte delle imprese che non investono ma soprattutto da parte del potere pubblico che non incide sulla realtà. Bisogna invertire questo trend, dobbiamo fare delle scelte, perché se non scegliamo noi, scelgono altri contro di noi>>.

Quindi il menu delle priorità: <<Primo: ridare vita alle imprese, rilanciare la facilità di vita delle aziende. Secondo: curarsi deve diventare semplice; i medici sono bravi, le tecnologie ci sono, manca l’organizzazione. Ma è davvero così difficile fare in modo che la diagnostica lavori 24 ore al giorno? Poi dobbiamo potenziare il sistema ferroviario che è rimasto al 1875, e dobbiamo far sì che cominci una stagione di manutenzione delle strade provinciali, altrimenti tra poco avremo bisogno dei cavalli. I piccoli comuni vanno associati, non uccisi. Il sistema universitario non va coltivato nella separazione: bisogna confrontarsi con la domanda che ci pone il mercato del lavoro, i tre rettori attuali sono il meglio possibile, occorre cucire centri di innovazione e accademia, e lo deve fare la Regione, coordinando con le premialità e non con il ricatto>>.

Le idee sono vitali, ma lo sono anche i fondi per attuarle. Ecco la ricetta: <<Servono risorse finanziarie, non a pioggia ma a progetto. In questi anni è mancata la motivazione nel chiederle e cercarle. Io immagino una Regione che si mette in mezzo, che aiuta, che riempie i vuoti, che è capace di metterci quel di più che permette al cittadino di fare. Quello che non mi ha convinto in questi cinque anni è che non abbiamo mai colto un’opportunità al volo>>.

Da sinistra: Alessandrini, Gagliardone, Pezzopane, D'Alfonso
Da sinistra: Alessandrini, Gagliardone, Pezzopane, D’Alfonso

Non poteva mancare un riferimento all’attualità: <<Per quanto riguarda Bussi: ma ci voleva la corte d’assise di Chieti per far sì che l’Istituto superiore di sanità certificasse il disastro? I piani di caratterizzazione e di messa in sicurezza, chi doveva farli? Come può essere che sia la stampa nazionale a porre il tema di cosa fare? Gli apparati devono lavorare sempre, non solo quando si accendono i riflettori delle tv>>.

L’appello finale è al tempo stesso un omaggio e una chiamata alle armi per la Pezzopane: <<Chiedo a Stefania di far sì che tutta la classe dirigente si senta protagonista. Lei costituisce un giacimento di grande vitalità perché fa battaglie, è una quota grigia nel senso dell’intelligenza, e la Regione ha bisogno della sua energia. Le dico che mi e ci dovrà aiutare molto, così come dovrà farlo Giovanni Lolli, e insieme dovremo aiutare Cialente, Alessandrini e gli altri sindaci. Raccogliamo insieme la sfida, Stefania>>.