universita-ipad-586x325La Regione Abruzzo ha tagliato anche per il 2014 il fondo destinato alle Aziende per il diritto agli studi universitari. Non si tratta di un fatto isolato: negli ultimi cinque anni il fondo è stato ridotto del 39 per cento, passando dai 7,4 milioni del 2008 ai 4,5 milioni odierni. Aumenta invece la tassa regionale per il diritto allo studio, che è quasi raddoppiata passando da 77 a 140 euro a studente.
Gli effetti dei tagli si sono fatti sentire subito: nell’ateneo di Chieti-Pescara è stato coperto soltanto il 50 per cento degli aventi diritto alle borse di studio, mentre a Teramo ci si è fermati all’80 per cento. Le inadempienze della Regione non si esauriscono qui: l’ultimo Piano triennale delle università abruzzesi risale al 2007 e la Conferenza Regione-Università, che riunisce tutti i portatori di interessi in materia di diritto allo studio, non viene convocata da tempo.
Eppure il nostro ordinamento ha dedicato grande attenzione al diritto allo studio. Ad esso infatti si riferisce l’articolo 34 della Costituzione, laddove è scritto che “i capaci e meritevoli, anche se privi di mezzi, hanno diritto di raggiungere i gradi più alti degli studi. La Repubblica rende effettivo questo diritto con borse di studio, assegni alle famiglie e altre provvidenze, che devono essere attribuite per concorso”. Le affermazioni dei nostri Padri Costituenti rendono ancora più evidente questa discrasia.
Secondo quanto prevede il programma di Luciano D’Alfonso, l’Abruzzo deve diventare la regione più facile d’Europa: qui deve essere semplice per ognuno poter realizzare il suo progetto di vita, trovando nell’istituzione non un ostacolo ma un punto alleato di forza. Occorre far sì che gli studenti iscritti agli atenei abruzzesi possano seguire il loro percorso formativo nella maniera più agevole possibile, soddisfacendo per intero le liste degli idonei alle borse di studio e attivando convenzioni per le mense, gli alloggi, i trasporti e l’accesso agli eventi culturali e sportivi. Sembrano ovvietà, ma tutto questo nell’Abruzzo odierno non accade. E allora diventa sempre più necessario un cambio di rotta che trasformi l’ente pubblico nella Regione vicina, facile e veloce teorizzata da Luciano D’Alfonso.