La rivoluzione dei 1.800 giorni prospettata da Luciano D’Alfonso per il governo dell’Abruzzo isulmona.jpgnteresserà anche i piccoli comuni, iniziando dalla priorità del progetto di vita di ciascuno che «si possa realizzare sul suolo che si sceglie, sul suolo che evoca il ricordo degli avi».

Evocando la propria provenienza da un paese di montagna, Lettomanoppello, il candidato presidente sa che abitare in piccoli centri diventa sinonimo di buona qualità di vita solo se è possibile contare su servizi facilmente reperibili e infrastrutture adeguate che facilitino gli spostamenti.

«Chi ha scelto di vivere in un paese – dichiara D’Alfonso – deve essere facilitato dai pubblici poteri: dobbiamo fare in modo che ci sia qualità della vita con la formazione scolastica, con la vicinanza ai centri di erogazione dei servizi alla salute, con il lavoro, con le strutture della pubblica amministrazione».

Da qui la necessità di un’alleanza tra le amministrazioni comunali e regionale che veda «la Regione amica dei piccoli comuni», un’alleanza anche tra grandi città e piccoli centri in base alla quale «dobbiamo portare nelle piccole realtà – prospetta il candidato – la vita di una giovane coppia, che non deve trovare ricovero abitativo solo e sempre nella grande città: la giovane coppia può scegliere di abitare in un paese, usando le case abbandonate e sfitte, e questo lo si incentiva con politiche premiali, con politiche di accompagnamento».

Così come dovrà essere ripensato il rapporto con il demanio, considerando che ci sono «tanti beni demaniali da guadagnare al godimento collettivo abruzzese».

L’amicizia collaborativa tra amministrazioni passa anche attraverso «una legge regionale-obiettivo che individui commissari con pieni poteri che ristabiliscano la regola della manutenzione e del contrasto al dissesto idrogeologico per fare in modo che la vicinanza sia fatta anche di una viabilità manutenuta e potenziata e che la cultura, l’evento creativo, sportivo, musicale siano anche nei piccoli comuni».

A grandi progetti corrispondono grandi problemi di reperibilità di risorse? No, con i conti alla mano di D’Alfonso: dalla spesa farmaceutica regionale pari a 320 milioni di euro annui è possibile risparmiare 40 milioni con «una politica intelligente nell’acquisto, nella conservazione e nella distribuzione», a cui aggiungere altri 60 milioni di euro razionalizzati con la mobilità passiva, per la quale «vale la pena organizzare una piattaforma all’altezza della motivazione dei medici e della disponibilità della tecnologia che permetta di curarsi in Abruzzo».

Nuove risorse potranno provenire anche dall’economia idroelettrica della nostra regione, terza in Italia in questo settore: si può pensare a un aumento delle attuali royalty di 13 milioni di euro annui dovute dagli attuali gestori dei servizi «fino a 100 milioni euro».

«La consapevolezza programmatica, la consapevolezza delle priorità e la forza della classe dirigente» sono, secondo la ricetta di D’Alfonso, i presupposti per il raggiungimento di tali obiettivi, ma al tempo stesso è necessario essere «implacabili contro i problemi, fantasiosi nelle soluzioni, tenaci e resistenti anche quando compaiono le difficoltà».

Il tutto finalizzato alla costituzione di una «società regionale che tenga conto della molteplicità delle situazioni» dei piccoli comuni che vanno aiutati ad associarsi in «forme di cooperazione rafforzata, per tenere in vita quello che c’è già e per progettare il futuro».

Per far questo, tuttavia, è necessario «reimparare a progettare con ambizione e competenza, a fare quello per cui la gente ci dà fiducia» e in quest’ottica si spinge la cultura del progetto, per cui «ogni risorsa deve produrre risultato e su questo piano – si impegna D’Alfonso – garantiamo la rivoluzione: i primi 4 mesi dal 26 maggio serviranno per definire gli obiettivi di dettaglio, i successivi 52 mesi per adottare i provvedimenti e le decisioni e i gli ultimi mesi che restano per far sì che le fotografie documentino i risultati raggiunti».